Vedo Rosso

30 aprile 2016
Categorie: Atleta

Diciamocelo pure, che due vittorie ci stavano bene a questo punto della stagione. Era la prima volta che disputavo il Giro di Croazia, e mi ha portato bene: due volate vincenti e un secondo posto, più la maglia della classifica a punti. Due arrivi di quelli che piacciono a me: tecnici, un po’ tortuosi ...

Insomma, abbiamo cancellato quello zero alla voce vittorie stagionali, il che va molto bene. Ma la Croazia ci è servita anche da altri punti di vista: volevamo testarci nelle volate, volevamo abituare la gamba ai lunghi chilometraggi in funzione del Giro d’Italia, provare i nostri automatismi quando si trattava di gestire la corsa. Ci siamo riusciti, abbiamo vinto tre tappe – compresa quella del mio compagno Riccardo Zoidl – e potevano essere una in più (per la squadra e per me)… questione di centimetri. Ma va bene così.

Venerdì e sabato gli ultimi allenamenti lunghi, poi martedì si parte. Si va in Olanda, e venerdì sarà Giro d’Italia. Ci arrivo come volevo: ho i giorni di corsa, la condizione, i chilometri nelle gambe, e anche il morale giusto che due vittorie, comunque, ti aiutano a creare. L’atteggiamento però non cambia, e la motivazione è sempre a mille: ho vinto, e voglio vincere ancora. Al Giro d’Italia.

Ci conta la squadra, ci conto io. E per riuscirci, conterò su tre uomini per me: Boy Van Poppel, Eugenio Alafaci e Marco Coledan. Il nostro leader per la classifica sarà Ryder Hesjedal, che a sua volta avrà degli uomini a sua disposizione per le salite: nelle tappe più impegnative, anch’io non mi tirerò indietro. E lo farò con gioia, visto che in Ryder quest’anno ho trovato una persona fantastica, con la quale si è creato un rapporto bellissimo. Una corsa di tre settimane significa quasi un mese insieme a un gruppo di persone, sempre le stesse, “chiusi” nello stesso loop albergo – bus – partenza – arrivo – bus – albergo. Se nel gruppo non c’è armonia, alla lunga si patisce, è inevitabile. Ma io penso che ci sarà un bel clima nel Team Trek-Segafredo al Giro d’Italia.

In tanti mi chiedono: meglio la tappa, che ancora mi manca, o la maglia rossa, che ho già vinto? La verità è che per correre per la maglia rossa devi lottare per i successi di tappa, quindi in un certo senso l’uno chiama l’altro. Certo, io sono una persona curiosa, e mi piacerebbe proprio scoprire l’effetto che fa ad alzare le braccia su un traguardo del Giro. Ma la maglia rossa è il risultato di tre settimane al top, lottando sui traguardi, ma anche con le montagne, superando tappe che non sono nelle tue corde, stringendo i denti nelle giornate-no quando tutto ti suggerisce di scendere di bici. L’anno scorso, solo dopo averla vinta ho capito fino in fondo il suo valore.

Di scegliere, insomma, non se ne parla. Ma da adesso a un mese, io vedo solo rosso. Come i tori. Che poi io sono dell’Acquario, ma poco importa.