Da Gippingen a Boario

13 giugno 2016
Categorie: Atleta

Mancavano dieci chilometri al traguardo di Gippingen. Ripresa la fuga di quindici corridori che noi della Trek-Segafredo avevamo inseguito per tutto il giorno, era uscito un nuovo drappello di corridori in salita. Li ho raggiunti e mi sono messo davanti: eravamo in otto, ma la collaborazione non era perfetta. D’altra parte, di quel drappello ero sicuramente il corridore più veloce. Dietro il gruppo rinveniva, tirato dalla Bora, così io ed altri tre ci siamo rialzati, lasciandoci raggiungere dal plotone. E’ stato in quel momento che davanti sono tornati ad accelerare. Mi sono rivisto davanti lo spettro di Cassano d’Adda, e stavolta non volevo vincere la volata dei battuti. Mi sono accodato a un contrattaccante e mi sono riportato davanti. E, a quel punto, l’azione dei battistrada si è definitivamente arenata.

Come è andata a finire? Il gruppo rientra, si arriva su una rampa al 4/5% di pendenza, e vinco una bella volata di testa, a braccia alzate. Ero arrivato con tanta fiducia, perché dopo il Giro non avevo mollato. Qualche giorno di scarico, fisico e soprattutto mentale, ma niente vacanze. Né di gambe, né di testa. E dopo aver sacrificato tutti i compagni di squadra per tenere una corsa velocissima e davvero sfiancante, dovevo dimostrare perché avevamo corso da padroni. Mi sentivo forte, sono stato il più forte. Era il giusto modo per ringraziarli.

Era la mia prima gara dopo il Giro d’Italia, dopo Torino. E l’ultima prima dei Campionati Italiani di Boario Terme. Per il Tricolore non mi metto in prima fila, ma di sicuro non mi sento molto indietro. Agli Italiani voglio andare con l’atteggiamento di Gippingen: con la determinazione di cercare il risultato pieno.

Il nodo è se riuscirò a conservare questa condizione ancora per due settimane: sarà passato un mese dalla fine del Giro, e non è poco. Ne ho parlato con il preparatore della Trek-Segafredo Josu Larrazabal, e pensiamo di poterci riuscire. Negli ultimi anni, è la prima volta che il percorso è aperto a così tanti corridori, dopo quattro edizioni molto impegnative, e voglio provare a sfruttarla.

Dopo, solo dopo, penserò a prendermi qualche giorno di stacco, per poi riprendere con le gare verso la fine di Luglio. Vada come vada l’italiano, è stata una prima metà di stagione intensa, ma alla quale guardo con orgoglio. Finora, nel bottino ci sono tre vittorie, più la maglia rossa del Giro, più… beh, c’è chi dice che dovrei contarne anche un’altra. Ci sono anche venti piazzamenti nei primi 10. Ma la contabilità dei risultati mi interessa fino a un certo punto. Piuttosto, sorrido quando ripasso le classifiche, che dicono che in questi primi cinque mesi di stagione ho sempre risposto presente, anche su arrivi dove, anni fa, non ci sarebbe stato spazio per me. Avrei potuto vincere di più? Probabilmente, sì.

Ma altrimenti che cosa ci sta a fare l’altra metà di stagione? Davanti ho tante corse che mi piacciono, e un Mondiale, quello in Qatar, dove vorrei essere protagonista…