Le cronache di un Tricolore (e due consigli per Aru)

27 giugno 2017
Categorie: Atleta

Cominciamo col dire: lo sapevo. Lo sapevo dal giorno in cui hanno presentato il percorso dei Campionati Italiani che una seconda campagna tricolore sarebbe stata un’impresa troppo ardua per le mie caratteristiche. Poi ci si sono messi tutti i contrattempi che ben sappiamo, ma anche l’ordine d’arrivo di Ivrea parla chiaro: non era percorso per Nizzolo, nemmeno per il Nizzolo di Boario. Dove giusto 365 giorni fa (anzi 366, era il 26 Giugno), alzavo le braccia e indossavo quella che in questo anno ho sentito un po’ come una seconda pelle.

Questo anno in poche parole? E’ molto semplice dividerlo in due: splendidi, indimenticabili, gli ultimi sei mesi del 2016. Dimenticabilissimi i primi sei del 2017. Ma questo solo dal punto di vista puramente sportivo. Poi c’è tutto quello che la maglia tricolore ha significato.

Quando indossi quella maglia, qualcosa negli occhi delle persone cambia. Sei più riconoscibile, certo, ma per i tifosi (italiani, e non solo) acquisisci d’improvviso un significato diverso. Diventi un simbolo, e per questo le persone non si accontentano di riconoscerti, ma vogliono conoscerti, capirti un po’ di più, sapere chi c’è dietro a quel casco e quegli occhiali. E’ stato bello vivere per un anno questo rapporto speciale con le persone, sentire ogni giorno l’affetto del pubblico crescere nei miei confronti, e anche le parole di supporto nel momento in cui, in questo 2017, non ho potuto far risplendere la nostra bandiera nella maniera in cui avrei voluto. Tutto questo rimarrà con me, e ne sono profondamente grato.

AVANTI UN ALTRO

Adesso tocca a Fabio Aru, che in Piemonte ha vinto dominando. Il più forte ha vestito la maglia tricolore, e io sono contento che ci sia riuscito lui, per diversi motivi. Anzitutto – e, credetemi, non è retorica – perché un successo dei ragazzi della Astana, dopo tutto quello che è accaduto, ha un sapore particolare. In una giornata del genere, tutti partiamo per vincere, ma credo davvero che tutti abbiano sorriso, magari con gli occhi un po’ lucidi, nel vedere la maglia di Scarpa sul primo gradino del podio.

Secondo, e non meno importante, a portare la maglia tricolore sarà uno degli atleti di punta del nostro movimento, e che avrà la possibilità di mostrarla da protagonista al Tour de France. Per il ciclismo italiano è una vetrina importantissima, soprattutto in un momento in cui i risultati stentano un po’ ad arrivare: speriamo che Fabio possa regalarsi e regalare ai nostri tifosi qualche gioia.

Da Tricolore uscente, mi permetto di dare due consigli a Fabio – che ovviamente nulla hanno a che fare con la parte sportiva, sulla quale non ha certo bisogno dei miei consigli.

Il primo è quello di lottare, per quanto possibile, per poter indossare una maglia di Campione d’Italia che faccia onore al nostro Tricolore. Questo è un simbolo da portare con orgoglio, e che ancora oggi significa tantissimo per tutti gli italiani e – te ne accorgerai, Fabio – non solo. L’anno scorso, la mia Trek-Segafredo ha capito e condiviso il mio desiderio di indossare un Tricolore “vero”, e anche di mettere lo zampino nel disegno: è stato bellissimo, ogni giorno. Spero possa esserlo anche per te.

Il secondo, è quello di goderti ogni momento di questo anno. Ogni partenza in cui le persone si raduneranno ancora più numerose attorno a te, per il simbolo che porti. Ogni volta che sentirai chiamare il tuo nome da un ragazzino che ha riconosciuto il Tricolore in mezzo al gruppo compatto. Ogni volta che ti stringeranno la mano perché sei il Campione d’Italia, e grazie a questo scopriranno chi sei davvero. E anche perché non dura per sempre: l’anno prossimo, percorso permettendo, me lo riprenderei anche volentieri

ADESSO LE ALPI (MA NON AL TOUR)

Adesso stacco, per qualche giorno. Alleggerisco corpo e mente, un reset importante prima di rimettersi a testa bassa, come in volata, verso il finale di stagione. Niente Tour de France per me, ma sulle Alpi Francesi ci vado anche io, dal 12 Luglio, come l’anno scorso: qualche giorno di ritiro con la squadra, per cercare le sensazioni migliori. Dove tornerò in corsa? Ve lo farò sapere presto. Adesso, l’importante è tornare.