Arrivederci, Fiandre

31 marzo 2016
Categorie: Atleta

Nella scorsa settimana, in Belgio, ho appreso molto. Arrivavo da una Tirreno condizionata dal virus che mi ha colpito, e una Sanremo a cui sono arrivato con pochi allenamenti nelle gambe, ma ho stretto i denti fino al Poggio: senza una caduta che ha spaccato il gruppo, sarei anche potuto arrivare davanti. Ma non ero nemmeno vicino al 100%.

Mercoledì scorso alla Dwars Van Vlaanderen, ho sentito le gambe tornare a girare bene. Non ero al massimo, e mi sono messo a disposizione del team. E’ stata corsa dura, ho coperto gli attacchi negli ultimi 50 km, e a 20 dall’arrivo sono entrato in un tentativo pericoloso con alcuni fra i favoriti. Alla fine, è arrivato anche il sesto posto in volata, ma credo che il mio lavoro sia stato importante a prescindere dal risultato personale.

Alla Gand-Wevelgem, contro gli atleti più forti per le Classiche del Nord, su 245 km di pavè, cadute e vento laterale, ho finalmente dimostrato a me stesso di poter essere davanti anche in questo genere di corse. Ho pedalato davanti per quasi tutta la gara, dando tutto quello che potevo per Fabian e per la squadra. L’undicesimo posto in volata alla fine di una corsa del genere, condotta come l’ho condotta, mi dà fiducia di poter sviluppare il mio potenziale come corridore da Classiche.

Per riuscirci, però, ho bisogno di correre queste gare. Tecnicamente, ci sono tre elementi che, a mio avviso, costituiscono il profilo del corridore da Classiche. Il primo è la conoscenza delle strade, quella che puoi acquisire solo correndo: qui i belgi conoscono anche le buche e i tombini, e bisogna cercare di essere all’altezza. Il secondo, naturalmente, è la capacità di pedalare sul pavè in maniera proficua, di dargli del ‘tu’.  Il terzo è la capacità di tenere fiammate di 2/3 minuti al massimo dello sforzo: naturalmente non affrontiamo questo genere di impegno solo in Belgio, ma per queste corse è un’attitudine da curare attentamente. In questi giorni, credo di aver fatto i miei primi passi importanti, e anche per questo avrei voluto dare continuità a questo momento e a queste sensazioni. Ma non è finita qui: quello alle Fiandre è solo un arrivederci.

Infine, impossibile non aggiungere qualcosa su quello che è accaduto in questi giorni. Prima la Dwars Van Vlaanderen, vissuta in un’atmosfera irreale dopo i fatti di Bruxelles, e poi la tragedia della Gand-Wevelgem, duplicata da quanto avvenuto al Criterium (anche se le circostanze erano completamente diverse). La sorte di Antoine Demoitie ci fa riflettere tutti. Potrei mentire, e dire che lo conoscevo, spendere belle parole su di lui, ma la realtà è che anche in un ambiente relativamente ristretto come il ciclismo pro ci sono tante persone che vediamo, ci scorrono di fianco, magari pedalano spalla a spalla con noi, ma di cui non conosciamo il carattere, la storia. Antoine era, semplicemente, uno di noi. E sotto quelle ruote, poteva esserci uno qualsiasi di noi. La realtà è che, dopo domenica, tutti noi corridori ci sentiamo un po’ più esposti. E un po’ più soli. Ciao Antoine. G