Questione di fusi (orari)

02 febbraio 2016
Categorie: Atleta

Giusto il tempo di riabituarsi alle mura di casa, ed è già tempo di un altro volo e un nuovo albergo – per quanto lussuoso. Scrivo infatti da Dubai, dove domani si corre la prima di quattro tappe fra grattacieli e deserto: fra qui e l’Australia in comune c’è solo il caldo, e personalmente mi va molto bene così.

Ci aspettano diversi arrivi in volata, a nostro favore abbiamo i chilometri di qualità del Down Under: parto fiducioso di poter essere della partita.

In questo periodo, a ben vedere, anche dormire è una sfida non da poco. Pensateci un attimo: nel giro di 10 giorni sono passato dall’Australia (14 ore indietro rispetto all’Italia), a casa mia e poi a Dubai (3 ore indietro). E in tutto ciò, domani si corre. Considerando le scarse distanze fra i vari impegni, se non assorbi bene il fuso orario rischi di essere davvero molto penalizzato.

Di buono c’è che se il resto del mondo tende a gestire meglio il fuso orario spostandosi ad Ovest, io per qualche ragione funziono al contrario: non ho mai fatto grande fatica in Australia, mentre ad esempio ho sempre problemi a regolarizzare il sonno negli Stati Uniti. L’ultimo esempio l’ho avuto l’anno scorso ai Mondiali di Richmond: arrivammo una settimana prima della gara, e per me – con il senno di poi – fu troppo poco. Di fatto riuscii a regolarizzare il ritmo soltanto il sabato della vigilia: non so se avrebbe fatto la differenza, ma è sicuramente una lezione che terrò a mente per il futuro.

In compenso, il Mondiale di quest’anno è in Qatar, ci si sposta verso Est… e farà caldo. Ma prima c’è tanto, tantissimo da dimostrare. Magari cominciando da domani.